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venerdì 21 gennaio 2011

Blok!

Sì. Detta così l'ispirazione:
la mia libera fantasia s'appiglia
sempre a quei luoghi dov'è umiliazione,
dov'è sporcizia e tenebra e indigenza.
Laggiù, laggiù, con più umiltà, più in basso, -
di là si scorge meglio un altro mondo...
Hai mai visto i bambini a Parigi
o sul ponte i poveri d'inverno?
Dischiudi gli occhi, schiudili al più presto
sul fittissimo orrore della vita,
prima che un grande nubifragio spazzi
tutto quello che c'è nella tua patria, -
lascia maturare il giusto sdegno,
prepara al lavoro le braccia...
E se non puoi, fa sì che in te si accumuli
e divampi il fastidio e la mestizia...
Ma di questo vivere mendace
cancella l'untuoso rossetto
e, come talpa timida, nasconditi
sotto terra alla luce ed impietrisci,
tutta la vita odiando con ferocia
e tenendo in dispregio questo mondo,
e, anche se tu non veda l'avvenire,
dicendo no alle cose del presente!

Le Parole Incrociate

Chi era Bava il beccaio? Bombardava Milano;
correva il Novantotto, oggi è un anno lontano.
I cavalli alla Scala, gli alpini in piazza Dom.
Attenzione:
cavalleria piemontese, gli alpini di Val di Non.


Chi era Humbert le Roi? Comandava da Roma;
folgore della guerra, con al vento la chioma.
La fanteria stava a Mantova, i bersaglieri sul Po.
Attenzione:
fanteria calabrese, i bersaglieri di Rho.


E chi era Nicotera, ministro dell'interno?
Sole di sette croci e fuoco dell'inferno.
All'Opera il Barbiere, cannoni a Mergellina.
Attenzione:
spari capestri e mazze da sera alla mattina.


Di pietra non è l'uomo
l'uomo non è un limone
e se non è di pietra
non è carne per un cannone.

Cavallo di re
la figlia di un re
l'ombra di un re
e la voglia di un re.
Soltanto chi è re
può contrastare un re.

Il gioco dei potenti
è di cambiare se vogliono
anche la corsa dei venti.

E i limoni a Palermo? Pendevano dai rami,
coprendo d'ombra il sangue di poveri cristiani.
Chi era Pinna? Un questore, a Garibaldi amico.
Attenzione:
fucilazioni in massa, dentro al castello antico.


E la tassa sul grano? Tutta l'Emilia rossa
s'incendia di furore, brucia nella sommossa.
Stato d'assedio, spari, la truppa bivacca.
Attenzione:
lento scorreva il fiume da Cremona a Ferrara.


Che nome aveva l'acqua trasformata in pantano?
Macello a sangue caldo di popolo italiano.
Un'intera brigata decimata sul posto.
Attenzione:
i soldati legati agli alberi, agli alberi del bosco.


L'uomo non è di pietra
l'uomo non è un limone
poichè non è di pietra
neppure è carne da cannone.

Quando la vecchia
carne voleva
il macellaio
fu presto impiccato;
e un re da cavallo
è anche sbalzato
e in mezzo al salnitro
precipitato,
come al tempo
del grande furore
quando il vecchio imperatore
a morte condannava
chi faceva l'amore.

Sei le colonne in fila, il gioco è terminato.
Nel bel prato d'Italia c'è odore di bruciato.
Un filo rosso lega tutte, tutte queste vicende.
Attenzione:
dentro ci siamo tutti, è il potere che offende.



Roberto Roversi

Aleksandr Aleksandrovič Blok

Come è penoso andare fra la gente
e fingere di non essere morto
e raccontare a chi non ha vissuto
il giuoco falso e tragico del male;
e contemplando il proprio incubo notturno
scoprire un’armonia nel discordante
mulinello dell’essere, ché solo
nei riflessi dell’arte l’uomo vede
l’incendio senza scampo della vita.

mercoledì 19 gennaio 2011

Lettera aperta di Elio Petri alla compagnia teatrale

Ultimissime considerazioni, ingenue, ma solo apparentemente.

Quel che più mi ha colpito nelle ultime rappresentazioni da me viste è il tono di "routine" emanante da ogni aspetto della messa in scena. Tutto è un po' meccanico, dall'avvicendarsi delle luci che avviene, quando non è impreciso, con rigidità notarile, alla apparizione degli oggetti, spesso traballanti, alla recitazione degli attori, quasi sempre mero fatto professionale. Sembra, in certi momenti, che tutti mostrino una certa fretta di finire e di tornarsene alla loro vera occupazione, che li aspetta altrove. Non ho più visto e, quindi, vissuto con la compagnia, l'entusiasmo delle prime rappresenazioni, che era tale da fornire allo spettacolo una delle sue più serie basi di credibilità. Davanti a quella partecipazione lo spettatore non poteva dire altro che: "Se loro ci credono tanto, devo crederci anche io". Senza questo elemento della vostra passione, L'orologio americano - come qualunque altro - può risultare uno spettacolo senza clima, senza atmosfera. In definitiva, uno spettacolo noioso: e non soltanto, non essenzialmente, in questo caso, per colpa del testo; ma per colpa esclusivamente nostra. Se si vuole raggiungere questo effetto abbiamo certamente imboccato la strada del sicuro successo. Quindi, complimenti.

So che quel che accade risente, senza dubbio, dello stile puramente "amministrativo" e, di conseguenza, squisitamente "routinier" della nostra tournée. Ma perché lasciarsi influenzare dal disamore della burocrazia teatrale? In fondo, nessuno di noi è andato a cercare un impiego all'E.T.I., nonostante la crisi occupazionale. Ed ognuno, qui, rappresenta solo se stesso, il suo talento, le sue risorse di intelligenza, di generosità, la sua capacità di adattamento, che è anche dote artistica. Tutti assieme noi non rappresentiamo altro che la "compagnia", ossia una società liberamente scelta. E', dunque, per rispetto di noi stessi che ogni sera dobbiamo sottrarci allo stile "routinier" dell'organizzazione: rispetto di noi stessi e degli spettatori.
Mi pare buona regola, se gli spettatori in sala sono pochissimi, e, comunque, meno del previsto, o del desiderato, o del meritato, che tutta la compagnia dia il meglio di sé. Quei pochi avventurosi che hanno lasciato le loro case, e il fuoco d'artificio televisivo, per venirci a vedere, sono veramente i nostri interlocutori elettivi, i più "reali" e meritano di essere trattati con particolare rispetto. Un solo spettatore in sala, poi, assume un tale rilievo, diciamo, "filosofico", sulla rappresentazione, da dovergli portare l'acqua con gli orecchi. Questo unico spettatore è una figura altamente inconscia, poichè da solo assume proporzioni immense e degne di considerazione non puramente mercantile; egli diventa, da solo, anzi, è, il nostro prossimo: amarlo o odiarlo?
Mi scuso per queste ultime digressioni moralistiche, soprattutto con i più giovani, che so preferirebbero essere orfani di padre. D'altra parte, discorsi d'un certo genere, come il presente, sembra non possano sfuggire il paternalismo: è il destino del nostro difficile rapporto. Che fare? Abolire i registi? Benissimo: ma il problema dell'entusiasmo con cui affronterete il nostro lavoro non verrebbe mai meno, anzi ingigantirebbe. Grazie. Prego.

Vostro Elio.

Perugia, 19 marzo 1982

fonte: http://www.eliopetri.net/





martedì 16 novembre 2010

Skarkey's day

Sun's coming up. 
Like a big bald head. 
Poking up over the grocery store. 
It's Sharkey's day. It's Sharkey's day today. 
Sharkey wakes up and Sharkey says: 

There was this man... And there was this road...
And if only I could remember these dreams... 
I know they're trying to tell me...something. 
Ooooeee. Strange dreams.(Strange dreams). Oh yeah. 

And Sharkey says: 
I turn around, it's fear. 
I turn around again And it's love. 
Oh yeah. 

Strange dreams. 
And the little girls sing:Oooee Sharkey. 

And the manager says: 
Mr. Sharkey? He's not at his desk right now. 
Could I take a message? 

And the little girls sing:Oooeee Sharkey. 
He's Mister Heartbreak. 
They sing: Oooeee Sharkey. Yeah. 
He's Mister Heartbreak. 

And Sharkey says: 
All of nature talks to me. 
If I could just figure out what it was trying to tell me. 

Listen! 

Trees are swinging in the breeze. 
They're talking to me. 
Insects are rubbing their legs together. 
They're all talking. They're talking to me. 
And short animals- They're bucking up on their hind legs. 

Talking.
Talking to me. 

Hey! Look out! 

Bugs are crawling up my legs! 
You know? 

I'd rather see this on TV. 
Tones it down. 

And Sharkey says: I turn around, it's fear. I turn around again, and it's love. 
Nobody knows me. Nobody knows my name. 

And Sharkey says: 
All night long I think of those little planes up there. 
Flying around. 
You can't even see them. 
They're specks! 
And they're full of tiny people. 
Going places. 

And Sharkey says: 
You know? 
I bet they could all land on the 
head of a pin. 

And the little girls sing: Ooooeee. Sharkey! 
He's Mister Heartbreak. 
They sing: Oooeee. That Sharkey! 

He's a slow dance on the edge of the lake. 
He's a whole landscape gone to seed. 
He's gone wild! 

He's screeching tires on an oil slick at midnight on the road to Boston a long time ago. 
And Sharkey says: 
Lights! 
Camera! 
Action! 
TIMBER! 

At the beginning of the movie, they know they have to find each other. 
But they ride off in opposite directions. 

Sharkey says: I turn around, it's fear. I turn around again, and it's love. 
Nobody knows me. Nobody knows my name. 

You know? 
They're growing mechanical trees. 
They grow to their full height. 
And then they chop themselves down. 

Sharkey says: 
All of life comes from some strange lagoon. 
It rises up, it bucks up to it's full height from a boggy swamp on a foggy night. 
It creeps into your house. 

It's life! It's life! 

I turn around, it's fear. 
I turn around again, and it's love. 

Nobody knows me. 
Nobody knows my name. 

Deep in the heart of darkest America. 

Home of the brave. 

Ha! Ha! Ha! 
You've already paid for this. 

Listen to my heart beat. 

And the little girls sing: Oooeee Sharkey. 
He's a slow dance on the edge of the lake. 
They sing:Ooooeeee. 
Sharkey. 

He's Mister Heartbreak. 

Paging Mr. Sharkey. 
White courtesy telephone please. 

And Sharkey says: 
I turn around, it's fear. 
Iturn around again, and it's love. 

And the little girls sing:Ooooeee Sharkey. 
Yeah. 

On top of Old Smokey all covered with snow. 
That's where I wanna, 
that's where I'm gonna 
That's where I'm gonna 
go. 

(Laurie Anderson)

domenica 14 novembre 2010

Antonio

Amici, romani, concittadini! 
Ascoltate:
vengo a seppellire, non a lodare Cesare. 
Il male che si fa vive dopo di noi: 
il bene è spesso sepolto con le ossa. 
E sia così per Cesare. 
Il nobile Bruto Vi ha detto che Cesare era ambizioso.  
Se era così, il suo era un grave difetto, e Cesare l’ha scontato gravemente.  
Qui, con licenza di Bruto e degli altri (poiché Bruto è uomo d’onore, e così gli altri, tutti uomini d’onore) io vengo a parlare al funerale di Cesare.  
Era un mio amico, leale e giusto con me: ma Bruto dice che era ambizioso, e Bruto è uomo d’onore. 
A Roma aveva riportato molti prigionieri, il cui riscatto ha riempito il pubblico tesoro: potè questo sembrare un atto d’ambizione?  
Quando i poveri piangevano, Cesare ha lacrimato: di più dura tempra dovrebbe esser fatta l’ambizione.
Pure Bruto dice che era ambizioso, e Bruto è uomo d’onore. 
Tutti ai Lupercali avete visto che tre volte gli offrii la corona di re, e Cesare la rifiutò tre volte.
Ambizione questa?  
Ma Bruto dice che era ambizioso, e di sicuro egli è uomo d’onore.  
Non parlo per smentire ciò che ha detto Bruto, ma sono qui per dire quel che so.  
Tutti l’amavate un tempo, e con motivo; che motivo vi trattiene allora dal piangerlo? 
O discernimento, sei fuggito dalle bestie brute, e gli uomini han perso la ragione. 
Perdonatemi.  
Il mio cuore è nella bara lì con Cesare  
E debbo fermarmi finchè non mi ritorni.

martedì 12 ottobre 2010

Ragionamento sulla bellezza

In questo periodo è capitato spesso di interrogarmi su cosa sia la bellezza.
Cosa vuol dire per me la bellazza ?

Bene, l'ipotesi che ha preso corpo ragionando un po', è che la bellezza non sia una qualità, bensì un processo.

Per spiegarmi meglio cercherò di usare un esempio culinario.

Prendete una mozzarella di bufala.
Se ci limitiamo a guardarla, ad osservarla, cosa percepiremo ?
Un oggetto bianco, più o meno liscio, più o meno profumato.
E' un'esperienza soddisfacente ? Ci appaga ?
Direi di no.

Solo nel momento in cui la mangiamo, nel momento in cui il processo del gusto ha inizio, potremo percepire un'esperienza soddisfacente. 
Ma anche questa esperienza, se ci limitiamo ad analizzare in maniera passiva la mozzarella, non ci dirà molto. 
Il gusto/bellezza si esprimerà solo quando la mozzarella si sarà "fusa" con il nostro palato, questo porta a pensare che il sapore ipotetico della mozzarella - come qualità intrinseca - in realtà non è nulla senza la percezione che il nostro palato ha di esso.
E qua vengono i nodi al pettine. Quanto è viziato il nostro palato ? Quanto è puro ?
Quanto contano le strutture culturali sulla percezione del sapore ?

Direi di non avere risposte "assolute", ma il fatto di considerare la bellezza un processo mi sembra una cosa interessante.