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domenica 14 novembre 2010

Antonio

Amici, romani, concittadini! 
Ascoltate:
vengo a seppellire, non a lodare Cesare. 
Il male che si fa vive dopo di noi: 
il bene è spesso sepolto con le ossa. 
E sia così per Cesare. 
Il nobile Bruto Vi ha detto che Cesare era ambizioso.  
Se era così, il suo era un grave difetto, e Cesare l’ha scontato gravemente.  
Qui, con licenza di Bruto e degli altri (poiché Bruto è uomo d’onore, e così gli altri, tutti uomini d’onore) io vengo a parlare al funerale di Cesare.  
Era un mio amico, leale e giusto con me: ma Bruto dice che era ambizioso, e Bruto è uomo d’onore. 
A Roma aveva riportato molti prigionieri, il cui riscatto ha riempito il pubblico tesoro: potè questo sembrare un atto d’ambizione?  
Quando i poveri piangevano, Cesare ha lacrimato: di più dura tempra dovrebbe esser fatta l’ambizione.
Pure Bruto dice che era ambizioso, e Bruto è uomo d’onore. 
Tutti ai Lupercali avete visto che tre volte gli offrii la corona di re, e Cesare la rifiutò tre volte.
Ambizione questa?  
Ma Bruto dice che era ambizioso, e di sicuro egli è uomo d’onore.  
Non parlo per smentire ciò che ha detto Bruto, ma sono qui per dire quel che so.  
Tutti l’amavate un tempo, e con motivo; che motivo vi trattiene allora dal piangerlo? 
O discernimento, sei fuggito dalle bestie brute, e gli uomini han perso la ragione. 
Perdonatemi.  
Il mio cuore è nella bara lì con Cesare  
E debbo fermarmi finchè non mi ritorni.

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