Dal muro in fondo al prato, in mezzo al fieno
una forma si muove e si distacca,
ed è una vacca
che avanza il muso per guardare il treno,
il diretto che passa all'11 ore;
perché, sappia il lettore
di questa commovente poesia,
in fondo al prato c'è la ferrovia.
La vacca guarda: uno dei gran diletti
dei bravi ruminanti,
e possono osservarlo tutti quanti,
è di fermarsi in estasi davanti
ai treni in corsa, specie se diretti.
Ma un po' per uno: se ci sono vacche
che fan l'occhietto alle locomotive,
anime sensitive,
e non automi o rapide baracche,
ci sono pur delle locomotive,
che guardano le vacche.
Le guardano coi grandi occhi di vetro
dei loro due fanali,
ed è con infinita nostalgia
ch'esse si lascian dietro
oltre i fuggenti pali
del telegrafo, a vol, la prateria,
i campi dove ci si può sdraiare
tanto tranquillamente, e contemplare,
lungi obliando le stazioni fosche,
il vol delle farfalle e delle mosche.
«Oh!» sospiran le macchine (e nel mentre,
con il fuoco nel ventre,
tirano via rotando e strepitando)
«quando», ripeton, «quando
potremo essere libere anche noi,
goderci la cuccagna
di vivere in campagna
tra le famiglie placide de' buoi?
Oh! potere campar senza gran stento
di un po' di fieno e un po' di sentimento
come certi poeti!
poter far nulla, all'ombra dei querceti;
non piú mangiar carbone e sputar fumo
per l'uso ed il consumo
di gnomi irrequieti
surti dall'umo, e spinti verso l'umo!
Oh gioia, starsi con le ruote all'aria
in grembo all'erbe tenere,
vicino a qualche fonte solitaria
che piglia il fresco sotto il capelvenere!»
Ernesto Ragazzoni
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