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venerdì 4 giugno 2010

Beckett

    Come continuare?
    Non bisognava cominciare, sì, bisognava.
    Qualcuno, disse,
    Perché è venuto?
    Avrei potuto rimanere nel mio angolino,
    al caldo, all’asciutto,
    al riparo non potevo.
    Il mio angolino, adesso lo descrivo,
    no non posso.
    È semplice, non posso più fare niente,
    cose che si dicono.
    Dico al corpo, Su, in piedi,
    e sento lo sforzo che fa per obbedire,
    come un vecchio ronzino caduto per la strada,
    lo sforzo che non fa più, che fa ancora,
    prima di rinunciare.
    Dico alla testa,
    lascialo tranquillo, sta’ tranquilla,
    quella cessa di respirare,
    poi ansima più di prima.
    Sono lontano da tutte queste storie,
    non dovrei occuparmene,
    non ho bisogno di nulla,
    né di andare più avanti,
    né di rimanere qui dove sono,
    tutto questo mi è veramente indifferente.
    Dovrei distogliermi dal corpo, dalla testa,
    lasciare che si arrangino, lasciarli finire,
    non posso, bisognerebbe che finissi io.

    Come continuare?
    Non bisognava cominciare, sì, bisognava.
    Qualcuno, disse,
    Perché è venuto?
    Avrei potuto rimanere nel mio angolino,
    al caldo, all’asciutto,
    al riparo non potevo.
    Il mio angolino, adesso lo descrivo,
    no non posso.
    È semplice, non posso più fare niente,
    cose che si dicono.
    Dico al corpo, Su, in piedi,
    e sento lo sforzo che fa per obbedire,
    come un vecchio ronzino caduto per la strada,
    lo sforzo che non fa più, che fa ancora,
    prima di rinunciare.
    Dico alla testa,
    lascialo tranquillo, sta’ tranquilla,
    quella cessa di respirare,
    poi ansima più di prima.
    Sono lontano da tutte queste storie,
    non dovrei occuparmene,
    non ho bisogno di nulla,
    né di andare più avanti,
    né di rimanere qui dove sono,
    tutto questo mi è veramente indifferente.
    Dovrei distogliermi dal corpo, dalla testa,
    lasciare che si arrangino, lasciarli finire,
    non posso, bisognerebbe che finissi io.

    Da quando sono qui?
    Che domanda, me la sono fatta spesso.
    E spesso ho saputo rispondere,
    Un’ora,
    un mese,
    un anno,
    cento anni,
    a seconda di quel che intendevo per qui,
    per io,
    per essere,
    e in queste cose non sono mai andato a cercare niente di straordinario,
    in queste cose non sono mai cambiato molto,
    c’era solo il qui che poteva variare.
    Oppure dicevo,
    Non deve essere molto tempo, non avrei resistito
    Cosa faccio,
    essenziale, respiro, dicendomi,
    con parole fatte di fumo,
    Non posso rimanere,
    non posso andarmene,
    vediamo il seguito.
    E come sensazione?

    Tutto si confonde, i tempi si confondono,
    prima ero soltanto stato,
    adesso ci sono sempre,
    tra un momento non ci sarò ancora,
    io non cerco di capire,
    non cercherò mai più di capire,
    cose che si dicono, per il momento sono qui,
    da sempre,
    per sempre,
    non avrò più paura delle parole grosse,
    non sono grosse.

    Poi passa,
    tutto passa,
    sono di nuovo lontano,
    ho ancora una storia remota,
    mi aspetto in lontananza perché la mia storia cominci,
    perché si concluda,
    e di nuovo questa voce non può essere la mia.

    E’ così che ho resistito,
    fino all’ora presente.
    E anche stasera pare che vada,
    sono nelle mie braccia,
    senza troppa tenerezza,
    ma fedele,
    fedele,
    Dormiamo,
    come sotto quel lume lontano,
    aggrovigliati,
    dall’aver tanto parlato,
    tanto ascoltato,
    tanto penato,
    tanto giocato.

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