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venerdì 16 settembre 2011

Il grano non muore nel pane....

COMPAGNI FRATELLI CERVI

Dedicato a papà Cervi
nel suo ottantesimo
compleanno
e alle giovanissime generazioni
d'Italia

A papà Cervi
con ammirazione
con affetto


I

Bella Emilia, splendeva
la polvere delle tue strade
che si aprono il passo fino al cuore
verde della pianura -
Ora immobili al sole, ora smarrite
nel labirinto delle vigne, dove
il campanello di una bicicletta
sembra squillare in cielo con le allodole
o sugli olmi affollati di cicale -
come splendeva, Emilia, la tua pace
il giorno che Aldo Cervi
guidò il trattore nuovo verso casa
e bastava la mano sul volante
a domare il puledro di ferro
dal muso fiammante
e il cuore prestava le sue parole
alla cieca canzone del motore :

Trattore, passa e va!

Le case si affacciavano
in cima alle cavedagne,
mandavano filari,
mandavano cani festosi e bambini
dalle voci più acute delle frecce
incontro al suo ruggito,
e un ragazzo che a scuola
le vecchie favole aveva sentito
rise : Guardate Atlante,
il gigante che regge il mondo in collo!

Perché sulla macchina alto in trono
viaggiava un mappamondo,
solenne goffo re da biblioteca
esiliato fra i campi,
e ad ogni scossa la sua rotazione
attorno ai poli mostrava
i continenti di sette colori
e gli oceani celesti, navigati
da flotte di arcipelaghi,
l'Asia, l'Europa, l'Africa,
l'America ?
alla spinta d'un dito
giravano in un vortice di trottola,
e il cane impazzito
abbaiava alla giostra,
e i bimbi gli volevano mostrare
l'Italia che bagna il piede del mare
e lì è casa nostra, noi siamo lì sotto l'unghia.


Balenò sulla sfera
il riflesso di fiamma del trattore,
si bagnarono acque e terre
in un bagliore d'incendio e di sangue.


II

Sette fratelli come sette olmi,
alti robusti come una piantata.
I poeti non sanno i loro nomi,
si sono chiusi a doppia mandata :
sul loro cuore si ammucchia la polvere
e ci vanno i pulcini a razzolare.
I libri di scuola si tappano le orecchie.
Quei sette nomi scritti con il fuoco
brucerebbero le paginette
dove dormono imbalsamate
le vecchie favolette
approvate dal ministero.

Ma tu mio popolo, tu che la polvere
ti scuoti di dosso
per camminare leggero,
tu che nel cuore lasci entrare il vento
e non temi che sbattano le imposte,
piantali nel tuo cuore
i loro nomi come sette olmi :
Gelindo,
Antenore,
Aldo,
Ovidio,
Ferdinando,
Agostino,
Ettore ?

Nessuno avrà un più bel libro di storia,
il tuo sangue sarà il loro poeta
dalle vive parole,
con te crescerà
la loro leggenda
come cresce una vigna d'Emilia
aggrappata ai suoi olmi
con i grappoli colmi
di sole.


III

La leggenda dirà della mano,
grossa mano contadina,
che ogni sera in cucina a un lume di lucerna
fece sul mappamondo il suo viaggio
cercando fraterna
altre mani, altre genti;
dirà degli occhi fermi
che videro città gonfie di vita
e giardini e feste
dove toccavano caute le dita
sabbie di deserti,
mistero di foreste;
dirà di sette fratelli,
fratelli a tutta la terra,
che sognarono un mondo senza fame,
senza guerra, senza paura.
Ai quattro venti, fuori, la pianura
spalancava le braccia nel buio,
su tutta Italia era notte e paura,
ma, nella stanza, intrepida una voce
parlava col domani :
Un giorno sarà
tutta la terra di un solo colore,
il colore della libertà.

D'un ceppo la vampa
nel vasto focolare
ancora un lampo di sangue strappò
sulla piccola terra,
ed un'ombra più lunga l'ingoiò.


IV

La leggenda dirà che lunga notte,
Italia, fu la tua,
rotta dal canto ubriaco del fascista?
Cara patria, terra avara,
non era la tua voce che cantava
la sconcia canzone:
essa tremava nelle nostre gole,
pianto e maledizione,
quanto tu ci mandavi per il mondo
a seminare paesi e città
perché di terra nostra
non avevamo da riempire il pugno ;
e quando morivamo abbandonati
sull'orlo delle trincee
tu non eri la bandiera usurpata
di tante stolte guerre,
ma il pianto oscuro della madre ignara,
non eri il proclama del generale
ma la nenia, il lutto degli alpini
che vanno alla guerra,
la meglio gioventù che va sotto terra.
Tu non hai mai parlato dai balconi
dei palazzi pieni di boria,
tu disertavi le adunate imperiali,
battevi con le nocche insanguinate
i muri delle prigioni,
sibillavi in segreto la tua storia,
eri la penna che graffiò paziente
i quaderni di Antonio Gramsci,
il giornale proibito, il volantino
di cui ogni parola era pagata
con un anno di galera ;
sei cresciuta nelle officine,
nelle grige periferie,
nella stalla del contadino.

Italia, tu vivevi
nella casa di Fraticello,
seduta al focolare dei Cervi,
non padrona né schiava
ma sorella e compagna
di fatica e d'amore.
E quando lo stivale straniero
calcò il tuo cuore
e infangò le tue strade,
la tua bandiera sventolò sui monti,
vegliò ai fuochi fumosi delle baite,
viaggiò segreta nella bicicletta
del gappista, brillò nei suoi occhi d'acciaio,
e i tuoi sette fratelli,
i tuoi sette Cervi dal limpido cuore
furono i tuoi sette fucili,
per colpire ti diedero gli artigli :

"I cani ci chiamano banditi,
ma il popolo conosce i suoi figli"


V

La leggenda dirà
di una casa emiliana
che materna abbracciò coi suoi muri
il fuggitivo braccato dai cani,
e per l'inglese, il russo prigioniero
impastò il pane con tenere mani,
e vegliò il lor sonno.
Il cuore non conosce frontiere,
per donarsi non chiede passaporti.
A te, a te aviatore americano
delle tue bombe non ti chiese conto,
gettate sulle nostre città sui nostri morti,
ma fasciò la tua ferita.
La tua vita, nel Texas, nel Nevada,
fu comprata con la vita
di sette comunisti,
e la loro casa fu bruciata,
la loro madre uccisa dal dolore
perché tua madre non dovesse piangere.


VI

La leggenda dirà
dell'ultima battaglia :
dove cantò la cicala
abbaia la mitraglia.

Una muta di cani
la notte ha circondata,
il fumo lecca i muri
della casa incendiata.

Ma quando li portarono
alla crudele morte,
non eri tu, fucile,
il più fermo, il più forte.

Nella nebbia dell'alba
si nascosero i cani,
e chiusero gli occhi
per non vedersi le mani.

Negli occhi dei sette Cervi
l'aurora si specchiò,
dagli occhi fucilati
il sole si levò.

Vecchio, tenero padre,
olmo dai sette rami,
nella vuota prigione
per nome ancora li chiami,

e a notte fra le sbarre
fin dove soffia il vento
intatte vedi splendere
sette stelle d'argento.

Sette stelle dell'Orsa
come sette sorelle.
I cani non potranno
fucilare le stelle.


VII

Vecchio nodoso come un olmo antico,
pianta potata dai miei sette rami,
che dura scorza gli anni e il nemico
hanno fatto al mio volto, alle mie mani.

I Cervi, è buona terra : ara, nemico,
affonda il vomero nelle mie carni,
coi pugnali dell'erpice colpisci:
morte puoi darmi, male non puoi farmi.

E' buona terra questa carne antica.
mieti, nemico, le mie sette spighe :
il grano non muore nel pane,
non sono morti i miei sette figli
che hanno dato la vita alla vita.

In tutto ciò che vive sono vivi,
in tutto ciò che spera sono vivi,
in tutto ciò che soffre e lotta vive
i miei figli per sempre sono vivi.


VIII

Li hanno veduti su tutti i fronti?

E quando irresistibile, fiorita
di rossi fazzoletti partigiani
la primavera dirupò dai monti
a rendere la patria agli italiani

Erano il canto più ardito, la lagrima
più stellante di gioia,
i colori più belli dell'aprile
i compagni fratelli Cervi?

Li hanno visti nel Sud
vestito di nero e di sole
quando uscì dalle grotte di Matera
una valanga umana a conquistare
la patria e la terra ; uomini, donne,
bimbi arruffati e puri negli stracci,
e gli animali dall'occhio fraterno,
cavalli, asini, muli,
e le bandiere e i santi paesani
sui ricamati stendardi,
tutti quel giorno, Italia, ti baciarono,
ti tolsero gli spini con mano amorosa.
C'erano, c'erano i Cervi a Melissa,
anche di loro la terra fu rossa,
e sul primo trattore
che la vittoria si scavò tra i cardi.
alto su tutti gli sguardi
C'era il mio Aldo, e fu il suo canto un tuono :
Bandiera di libertà,
trattore passa e va!

E li hanno visti a Modena, un mattino
d'inverno che ai cancelli
delle Fonderie Riunite
chi chiedeva lavoro ebbe piombo :

a Reggio Emilia, quando ci destò
l'indomabile rombo del "fischione",
e i nostri bimbi piangevano
di nascosto dal padre
battuto per le strade,
e l'inverno fu duro, ma a Natale
il loro albero crebbe favoloso
tra le macchine salvate,
nero presepe fu la fonderia
dell'Erre Sessanta,
e un canto di vittoria
cantarono angeli in tuta turchina
con le ali macchiate di grasso :

Bandiera di pace
e di libertà,
trattore, passa e va!

Dove la pianta uomo non si umilia,
ma di tutto il suo sangue
fu una bandiera accesa di coraggio,
là sono vivi i miei figli,
a Genova, nel porto conteso :
oggi la prima linea
passa tra le banchine,
sui moli si tende
il reticolato,
la trincea è scavata nelle case
dove non c'è più pane
ma non entra viltà?

I sette Cervi scendono con voi
sulle piazze d'Italia quando scoppia
come un uragano di speranza
la parola della classe operaia?

Stretti con voi nei banchi di scuola,
con voi si macchiano il dito di inchiostro,
Scrivete : Italia? E' il loro nome, e il vostro.
Sgranate gli occhi limpidi
sul mappamondo, fragile giocattolo
fatto per un festoso girotondo,
ed essi, guidano la vostra mano
di frontiera in frontiera
a cercare i fratelli
sconosciuti e vicini,
e segnano per voi
nel cuore delle genti
la strada della pace,
e vi dicono : Un giorno
la terra conoscerà
un solo colore,
quello della felicità.
Allora sarà vostra
Come una palla, come una trottola.
Come il cuore che vi fa vivi e buoni.
La prenderete allegri sulle spalle.
Vi presteremo noi la vostra forza
che non conosce nemici :
perché voi siete degli olmi nuovi
e noi siamo le vostre radici.

Gianni Rodari
Reggio Emilia 8 maggio 1955


giovedì 15 settembre 2011

da "L'AMACA" di Michele Serra 15/09/2011

Ho visto Angelino Alfano a “Ballarò”, l’ho visto difendere stre- nuamente il suo indifendibile capo, parlarne come da vivo, fingere (o credere davvero) che non si stia facendo i conti, tut- ti quanti assieme,con un uomo disarcionato dal proprio destino,deriso nel mondo, e ormai spregiato più che odiato dalla maggioranza dei suoi concittadini. Mi sono chiesto (e non ho trovato risposta) quali moti dell’animo, quali calcoli, quali speranze possano animare uno stato maggiore che ha come leader un uomo bruciato dagli eventi, e soprattutto da se stesso. Fedeltà? Tracotanza? Cecità? Coerenza? Interessi personali? Generosità umana? La nobiltà dello scudiero che non tradisce o l’ignobiltà del servo che rimane attaccato al padrone finché può ricavarne qualche agio e qualche protezione? Giuro che non lo so, né credo che lo sappiano gli stessi protagonisti, perché l’animo umano è complicato e la storia ne dispone spesso con molta brutalità. Certo è, però, che sentendoli parlare come se niente fosse della prossima candidatura di Berlusconi alle elezioni, viene voglia di scuoterli delicatamente per le spalle, come si fa con i sonnambuli e le persone in deliquio, e dire loro: «Si svegli! La prego, signore, si svegli. Prenda una boccata d’aria, guardi dalla finestra, faccia due passi. E ricominci a vivere in mezzo a noi».

Michele Serra

giovedì 8 settembre 2011

Il succo della Storia fin qui.....

Al principio fu creato l’Universo. 
Questo fatto ha sconcertato non poche persone ed è stato considerato dai più come una cattiva mossa. Numerose razze sono convinte che l’Universo sia stato creato da una specie di dio.

Gli Jatravartid di Viltvodle VI credono invece che il cosmo sia nato dallo starnuto di un essere chiamato il Grande Ciaparche Verde. 

Gli Jatravartid, che vivono nel costante timore del giorno in cui ci sarà l’Avvento del Grande Fazzoletto da Naso Bianco, sono piccole creature azzurre fornite ciascuna di cinquanta braccia, ragion per cui sono stati gli unici, nella storia delle razze intelligenti, ad avere inventato il deodorante per ascelle prima della ruota. 
La Teoria del Grande Ciaparche Verde non ha avuto comunque molto successo al di fuori di Viltvodle VI, perciò la ricerca di altre ipotesi che spiegassero la bizzarria dell’Universo è sempre stata costante.

(Douglas Adams - Ristorante al termine dell'Universo)

mercoledì 15 giugno 2011

Paese d'ottobre - Ray Bradbury (1955)

... paese dell'anno che volge sempre alla fine. Paese con alture di caligine e fiumi di foschia; dove i meriggi fuggono, i vespri e gli albori indugiano e le notti rimangono. Paese fatto più che altro di cantine, cellieri, carbonaie, soffitte, credenze, sgabuzzini, tutti sul lato opposto al sole. Paese di gente autunnale, con pensieri soltanto autunnali, il cui passo di notte sui marciapiedi ha suono di pioggia...

mercoledì 18 maggio 2011

Prefazione a "Il Pasto Nudo" Di William Burroughs

Totalitarismo, capitalismo, tirannia psichiatrica,
razzismo antiomosessuale, guerra nucleare,
tossicodipendenza, lavaggio mentale, tecnologia quasi
fantascientifica al potere: in realtà sono questi i veri
protagonisti di tutti i libri di Burroughs e soprattutto di
questo Pasto Nudo, scritto in un momento in cui
totalitarismo, lavaggio mentale, tecnologia e guerra
nucleare incombevano sull'America di Joseph McCarthy
e di Eisenhower e un minuscolo gruppo di dissidenti
destinati a diventare una piccola maggioranza che
avrebbe cambiato la faccia della gioventù americana
affrontò il compito sovrumano di proporre un nuovo stile
di politica e di vita.
Il materiale che costituisce il libro, appunti e lettere,
racconti e schizzi, Burroughs cominciò a scriverlo a
Tangeri nel dicembre 1953; e il materiale continuò ad
accumularsi per quattro anni mentre Burroughs
continuava a sperimentare ogni tipo di droga, ma era
soprattutto dipendente dall'eroina: così dipendente che
nel 1957 si decise ad andare a Londra a farsi
disintossicare con l'apomorfina nella clinica del Dr. John
Yerbury Dent. Fu al ritorno da Londra che si mise a
riordinare il materiale accumulato in quegli anni: Jack
Kerouac e Alien Ginsberg, che erano venuti a trovarlo a
Tangeri con Peter Orlovsky, lo aiutarono e Kerouac
batté il manoscritto a macchina e trovò il titolo, The
Naked Lunch. Più tardi Burroughs scrisse
nell'introduzione al libro che non aveva capito il
significato del titolo fino alla sua guarigione; poi capì
che «Pasto Nudo» è «un attimo congelato quando
ognuno vede cosa c'è sulla punta di una forchetta».
La cura dell'apomorfina, che lo liberò per sempre da
quindici anni di tossicodipendenza, fu il sesto tentativo
che fece: tra il 1950 e il 1952 aveva tentato inutilmente
cinque volte di disintossicarsi continuando in realtà a
prendere eroina, morfina, oppio, nembutal, codeina,
benzedrina, peyotl e ogni tipo di alcool. Aveva
cominciato con la morfina a New York, quando vi si
stabilì alla fine del 1942, a 28 anni (è nato il 5 febbraio
1914 a St. Louis, nel Missouri); o forse poco dopo. Erano
gli anni che Burroughs viveva con Kerouac, la futura
moglie Joan Vollmer Adams e Edie Parker futura moglie
di Kerouac, facendo esperimenti con la benzedrina e i
barbiturici: Kerouac e Burroughs si erano conosciuti per
il tramite di Ginsberg e vissero insieme fino al luglio
1945, mentre Burroughs si faceva psicanalizzare dal Dr.
Paul Federn e poi dal Dr. Louis Wolberg specialista di
ipnoanalisi analizzando poi a sua volta Ginsberg cinque
volte alla settimana per un'ora e Kerouac molto più di
rado. In quei mesi Burroughs e Kerouac scrissero
insieme il lungo racconto And The Hyppos Were Boiled
in Their Tanks e la poesia Yes; poi Joan divorziò dal
marito reduce dal fronte e sposò Burroughs stabilendosi
con lui nel Texas, in una fattoria vicino a New Waverly, a
un'ottantina di chilometri da Houston, dove
cominciarono a coltivare marijuana e a ricevere visite
degli amici di New York. Nel 1947 andarono a trovarli
Ginsberg e Cassady allora strettamente vicini, mentre
già vi si trovava Herbert Huncke, un altro protagonista
della saga dei cosiddetti Beat; poi nacque il figlio di
Burroughs e nel settembre Cassady si separò da
Ginsberg e accompagnò Burroughs a New York.
Ma l'anno dopo Burroughs, dopo aver scritto a
Ginsberg formulando la sua teoria sul fattualismo, lasciò
di nuovo New York, questa volta andandosi a stabilire sul
Mississippi a Algiers, vicino a New Orleans, subito
raggiunto, nel gennaio 1949, da Kerouac e Cassady.
Rimase ad Algiers fino alla fine dell'estate, poi si spostò
in Messico (con una borsa di studio dopo 5 mesi di vita
militare a Goldspring, Texas, per studiare i dialetti
locali), di nuovo raggiunto da Kerouac; più o meno
allora scrisse Junkie, ispirato alle sue esperienze di
tossicomane e ancora scritto in uno stile «facile».
Ma in Messico, il 7 settembre 1951, in un terribile
incidente Burroughs uccise con un colpo di revolver la
moglie; nell'inverno 1952 lasciò il Messico per sempre e
andò a Tangeri e di lì nel gennaio 1953 nell'America
Centrale e nell'America del Sud scrivendo a Ginsberg le
lettere che poi avrebbero costituito la raccolta The Yage
Letters (che sarebbero uscite per la City Lights nel 1963)
e rimanendovi fino all'autunno del 1953, quando ritornò
a New York con una valigia piena di yage e si legò
strettamente a Ginsberg.
Intanto, nell'aprile 1952, Ginsberg aveva fatto
accettare Junkie dalle edizioni Ace Books, di cui era
proprietario A.A. Wyn, zio di Carl Solomon, altro
protagonista della saga Beat; il libro uscì nel 1953 in
100.000 copie, con un'introduzione di Solomon, insieme
a un romanzo di un ex agente della Squadra Narcotici,
Maurice Helbrant: Burroughs lo firmò con lo
pseudonimo dì William Lee dal nome della madre e, nel
dicembre, si trasferì a Tangeri, dove, a Villa Munirìa o
Delirium e poi nel quartiere indigeno, cominciò a
scrivere i testi che avrebbero costituito The Naked Lunch
e dove incontrò Brion Gysin che poi nel 1958 avrebbe
ritrovato a Parigi e col quale elaborò nel 1959 il Cut-up
Manifesto, pubblicando per la Two Cities Press il volume
Minutes to Go.
The Naked Lunch fu dunque scritto tra il dicembre
1953 e il 1957. Nell'intervista pubblicata dalla «Paris
Review» nell'autunno 1965, Burroughs disse: «Il libro fu
scritto soprattutto a Tangeri, dopo che ero stato curato
dal Dr. Dent a Londra nel 1957. Ritornai a Tangeri e
cominciai a lavorare su un mucchio di appunti che avevo
raccolto in molti anni. La maggior parte del libro fu
scritto allora. Andai a Parigi verso il 1959 e avevo un
gran mucchio di manoscritti. Girodias se ne interessò e
mi chiese se potevo preparargli il libro in due settimane.
Questo è il periodo al quale si riferisce Brion Gysin
quando dice che dai manoscritti raccolti in molti anni
misi insieme ciò che diventò un libro da un migliaio di
pagine».
Girodias, che aveva respinto l'anno precedente una
prima versione del libro, gli fece chiedere la nuova
versione da Sinclair Beiles e effettivamente lo pubblicò a
Parigi nel 1959 per la sua Olympia Press (il 20
novembre 1962 sarebbe uscita a New York l'edizione
della Grave Press).
Dire che il libro esplose come una bomba è dir poco,
il pubblico esoterico ne aveva letto qualche brano, col
titolo Ten Episodes from Naked Lunch sul primo numero
della rivista «Big Table» di Chicago, nella primavera
1959: da pagina 79 a pagina 137, 58 pagine che
circolarono nello sbalordito rispetto di quelli che
avevano letto nella dedica allo Howl di Ginsberg la
definizione: «Un romanzo sconfinato che farà perdere a
tutti la testa». Ma il clamore in America si alzò quando
uscì l'edizione americana della Grove Press. Mary
McCarthy scrisse subito sul «New York Review of Books»
(nel 1963) una recensione che diventò famosa e l'articolo
aiutò molto ad affermare la reputazione di Burroughs
fuori delle accuse di pornografia, anche se in realtà la
McCarthy lo scrisse soprattutto per buttare sabbia
sull'entusiasmo che le era stato attribuito esagerando un
suo intervento al Convegno Internazionale di Scrittori di
Edimburgo del 1962, quando, riferì poi la McCarthy,
disse «che ripensando ai romanzi usciti negli ultimi anni
ero stata colpita dal fatto che gli unici che oltre a
procurarmi piacere mi avevano interessata erano stati
quelli di Burroughs e di Nabokov».
A quello stesso convegno di Edimburgo era presente
Norman Mailer e anche lui parlò con grande favore sia
del libro che dell'autore, che aveva già letto sull'estratto
di «Big Table», definendolo in quell'occasione: «L'unico
romanziere americano vivente che si possa considerare
dotato di genio». A Edimburgo ripeté la sua solidarietà
col romanzo dicendo che era il più importante tra quelli
contemporanei usciti in America; e questo era il clima
che accolse il libro quando poco dopo uscì l'edizione
americana della Grove Press, subito recensita
ampiamente, lodata con entusiasmo e accettata come
opera di importanza fondamentale.
E subito colpita dai processi per oscenità,
naturalmente. Credo che i primi cominciarono a Los
Angeles e a Boston; in molte altre città i librai vennero
infastiditi dalla polizia perché vendevano il libro. Il
processo che diventò un caso letterario fu quello di
Boston, perché l'avvocato difensore Edward Dr. Grazia
chiamò a testimoniare Norman Mailer, Alien Ginsberg e
John Ciardi, le cui tre testimonianze furono così
interessanti che a volte sono state in parte incluse nelle
nuove edizioni del Naked Lunch. La più famosa è quella
di Norman Mailer che alla domanda della Corte relativa
al significato del libro rispose: «Per me questo è un
semplice ritratto dell'Inferno. È esattamente l'Inferno».
Quel giorno davanti ai giudici Mailer disse anche:
«Secondo la mia opinione Burroughs — qualunque possa
essere la sua intenzione conscia — è uno scrittore
religioso. In Naked Lunch c'è un senso della distruzione
dell'anima più intenso di quello che ho trovato in
qualunque altro romanzo moderno. È una visione di
come l'umanità agirebbe se fosse completamente
separata dall'eternità. Ciò che dà a questa visione una
chiarezza da mitragliatrice è la completa mancanza di
sentimentalismo. L'espressione del sentimentalismo nelle
questioni religiose si manifesta di solito come una specie
di pietà alla saccarina che rivolta qualunque idea di
sentimento religioso in tutti coloro che sono sensibili,
discriminanti o profondi. Burroughs evita perfino la
possibilità di questo sentimentalismo (che naturalmente
distruggerebbe il valore della sua opera) usando un
vocabolario stringente e mordente in una serie di
avvenimenti precisi e orribili, una specie di humour da
forca che è l'ultimo orgoglio di un uomo sconfitto,
l'orgoglio che ha l'uomo sconfitto di non avere almeno
perduto la sua amarezza».
Mailer parla anche dello humour nero di Burroughs;
e del suo humour parla Mary McCarthy. «Lo humour di
Burroughs», dice la McCarthy, «è uno humour
tipicamente americano, insieme crudo e furbo, è lo
humour di un attore di varietà che recita da solo sulla
scena davanti al sipario infiammabile di un vecchio
teatro trasformato in cinema... A volte gli scherzi
rivelano uno humour nero (il Dr. Benway nel suo ultimo
travestimento dice con voce languida e sognante:
Cancro, mio primo amore). Altri sono come puri numeri
di cabaret, come per i danzatori Clemm e Joddy assunti
dai Russi per screditare gli Americani all'estero... Una
buffonata di questo genere può raggiungere la frenesia
come in un film dei Marx Brothers... Questa confusione,
questo baccano d'inferno è uno degli effetti preferiti di
Burroughs ed equivale alla vecchia finale del vaudeville,
con la comparsa in scena degli acrobati, dei giocolieri,
degli illusionisti, dei danzatori, della donna tagliata a
pezzi, il pianista, i clowns che fanno le capriole e si
schiacciano per entrare nella festa».
Questa descrizione di Naked Lunch come un circo,
che a Burroughs piacque e piace tuttora molto, queste
illusioni allo humour nero che è certamente una delle
grosse componenti della poetica di Burroughs, non sono
le sole indicazioni proposte dalla McCarthy: nel corso
dell'articolo dice: «È questo il primo romanzo
interspaziale, la prima opera seria di fantascienza: le
altre erano solo dei giochetti». Ma la sua insistenza va
all'immagine del circo: «L'immagine che questo libro,
coi suoi acrobati che eseguono i loro numeri sessuali sul
trapezio volante, la sua forma circolare, evoca è quella
del circo. Un circo viaggia, ma è sempre identico a se
stesso e traduce bene la visione inorridita che Burroughs
ha della vita contemporanea».
Quando la McCarthy accenna all'automatizzazione
che deriva dalla tossicomania sfiora un altro tasto
importante, forse il più importante di tutti nel libro di
Burroughs: «Il Barnum dello spettacolo è uno che guida
le folle sotto travestimenti e maschere diverse. La
regolamentazione, come la droga, ed è Burroughs a
sottolinearlo, non può condurre che a una
regolamentazione ancor più rigorosa, e il circolo vizioso
della malattia si allarga e si riproduce, trascinando con
sé conseguenze politiche e sociali importanti... Tutto è
automatizzato».
Se invece di usare la parola «regolamentazione»
usiamo la parola «controllo» entriamo nel cuore del
dramma poetico e esistenziale di Burroughs. Il controllo
esercitato dal potere — tutti i poteri — sull'uomo è per
lui una specie di ossessione: come dice Bruce Cook
Burroughs vede la minaccia del controllo, vede «i diavoli
sotto ogni letto e le cospirazioni dietro ogni
dichiarazione ufficiale»: il controllo è quello della superautorità
e del totalitarismo che sta serrando tutta
l'America ma anche tutto il mondo.
Non per niente il suo personaggio più famoso e
ricorrente in molti suoi libri è il Dr. Benway, un
personaggio che immaginò nel 1938 quando era andato
a vivere a New York dopo sei mesi trascorsi in Europa in
parte viaggiando e in parte seguendo un corso di
medicina all'Università di Vienna. A New York aveva
ritrovato un antico compagno di liceo, Kell Elvins, e con
lui aveva scritto Gave Proof Through the Night che poi,
dopo averlo elaborato con Brion Gysin, avrebbe
pubblicato in Minutes to Go e poi utilizzato in Nova
Express: fu allora che nacque il Dr. Benway, la cui
figura volteggia come un acrobata da un episodio
all'altro del Naked Lunch. La sua presentazione per una
volta è esplicita senza allusioni: «Il Dr. Benway è stato
chiamato come consulente presso la Repubblica della
Libertà, un luogo consacrato al libero amore e ai bagni
continuati... Benway è un manipolatore e coordinatore di
sistemi di simboli, un esperto di tutti gli aspetti
dell'interrogatorio, del lavaggio del cervello e del
controllo... A Annexia il suo incarico era
Demoralizzatore Totale... "Deploro la brutalità",
diceva. "Non serve. D'altra parte il maltrattamento
prolungato, senza violenza fisica, dà origine all'angoscia
e a un particolare senso di colpa... Il soggetto non deve
rendersi conto che il maltrattamento è un attacco
deliberato di un nemico antiumano alla sua identità
personale... Il bisogno spasmodico dei tossicomani del
controllo deve essere opportunamente nascosto da una
burocrazia intricata e arbitraria"».
Burroughs descrive minutamente la vita ad Annexia,
vagamente echeggiante quella da lui conosciuta in
Messico sotto Aleman e nei paesi dell'America del Sud,
durante il regime del Dr. Benway: cartelle di documenti,
tessere, ispettori in uniforme e in borghese («Talvolta
addirittura nudi salvo che per una piastrina appuntata al
capezzolo sinistro»), arresti, uffici senza riscaldamento,
senza sedie e senza servizi igienici, la città ridotta senza
panchine, senza fontane, senza fiori e senza alberi, il
silenzio rotto ogni quarto d'ora da enormi segnali
acustici, riflettori accesi tutta la notte senza possibilità di
difendersene, caffè e bar chiusi e così via. Ma il
capolavoro del Dr. Benway è il Centralino: «Trapani
elettrici che possono essere messi in moto in qualsiasi
momento vengono infilati nei denti del soggetto, e gli si
insegna a manovrare un centralino Arbitrario... Ogni
volta che egli fa uno sbaglio i trapani funzionano per
venti secondi... mezz'ora di centralino e il soggetto crolla
come cervelli elettronici sovraccarichi... In mancanza di
cognizioni precise sull'elettronica del cervello, le droghe
sono un'arma essenziale dell'interrogatore nel suo
assalto all'identità personale del soggetto».
Con questa esperienza fatta ad Annexia, il Dr.
Benway, arrivato nella Terra della Libertà, comincia a
dirigere il Centro dì Ricondizionamento, dove non ci
sono forme di omosessualità e domina il matriarcato,
cioè si è nella peggiore delle situazioni immaginabili di
Burroughs. Mentre accompagna il visitatore Lee a
vedere i ricoverati, Benway racconta la propria
biografia, che culmina in un episodio in cui ha una
colluttazione con un chirurgo a base di arterie femorali
recise e coltellate inferte col bisturi. Il Dr. Benway
accompagna il visitatore a vedere le corsie di malati,
prima I Guasti Nervosi Irreversibili, poi i tossicomani,
poi i devianti leggeri e la corsia dei criminali, finché si
arriva ai Parzialmente Ricondizionati e ai Simopatici
(«Un simopatico», dice Burroughs, «è un cittadino
convinto di essere una scimmia. È una malattia tipica
dell'esercito e il congedo la guarisce»).
Poi la figura del Dr. Benway si dissolve lentamente in
una specie di fuoco d'artificio di immagini orrende da
incubo, humour nero portato alle estreme conseguenze
dove vengono usate nozioni accumulate da Burroughs
mentre studiava antropologia a Harvard e medicina a
Vienna, linfogranulomi suppurati all'inguine e
chemioterapia, Fiesta dei Chimu e Candiru delle
Amazzoni «che si infila nel pene o nel sedere o nella
vagina, faute de mieux» e poi basta, il capitolo del Dr.
Benway finisce e ne incomincia un altro intitolato La
Carne Nera.
Quando Bruce Cook chiese a Burroughs se davvero
credeva che il futuro appartenesse alla gente del
controllo come il Dr. Benway, Burroughs rispose: «Non
lo so... La situazione generale del mondo — inflazione,
sfruttamento del suolo, pioggia radioattiva,
sovrappopolazione — è un quadro abbastanza buio, non
ti pare? Ma c'è qualche buon segno. Non c'è mai stata
una maggior resistenza in tutto il mondo al controllo e
quanto a questo non c'è mai stata una miglior ragione
per opporre resistenza».
Il controllo è inesorabile, per Burroughs. A Daniel
Odier che lo intervistò per The Job, che uscì nel 1969
quando gli chiese: «Esistono uomini liberi nei tuoi
libri?», rispose: «Gli uomini liberi non esistono nei libri
di nessuno, perché sono creazioni dell'autore. Direi che
gli uomini liberi non esistono su questo pianeta in questo
momento perché non esistono nei corpi umani: per il
fatto di essere in un corpo umano si è controllati da ogni
genere di necessità biologiche e ambientali». Il controllo
continua attraverso le immagini e le parole: «Immagine e
parola sono gli strumenti di controllo usati dalla stampa
quotidiana e da riviste come "Time", "Life",
"Newsweek"... Uno strumento può essere usato senza
conoscerne l'origine... Una ricerca è scoraggiata da
coloro che usano la parola e l'immagine come strumenti
di controllo». Il controllo diventa dunque potere:
«L'esercizio del potere per amore del potere è ciò in cui
consiste la macchina della distruzione. Il potere
antiquato, del generalissimo che spara a un governatore
di provincia attraverso la scrivania ha fini limitati...
Confondere questo potere antiquato con la
manifestazione della follia di controllo che vediamo ora
su questo pianeta è come confondere una verruca in via
di scomparizione con un cancro che esplode... Ciò che si
vede adesso è il potere esercitato per scopi puramente
distruttivi. Che ne siano o no consapevoli, coloro che
praticano il controllo adesso sono indirizzati alla
distruzione».
Spesso la distruzione del controllo assume toni
fantascientifici: Burroughs ripete spesso che le sue
letture preferite sono libri di fantascienza, anche se il suo
scrittore più caro è Conrad. Nell'intervista di Daniel
Odier, Burroughs ha dato una lunga risposta nella quale,
dopo aver accusato l'associazione medica americana
A.M.A. di impedire scoperte e prodotti che aiuterebbero
la libertà degli uomini dalla medicina, dopo aver
accusato l'industria automobilistica di aver impedito la
produzione di un'automobile economica e migliore delle
altre perché avrebbe rovinato il mercato esistente e dopo
aver dimostrato che la squadra narcotici ha interesse a
far continuare la tossicomania per rafforzare il potere
della polizia, riferisce la polemica tra Frank Dorsey e
Vladimir Gavreau a proposito di un nuovo metodo di
distruzione umana che consiste nell'uso dell'infrasuono,
«vale a dire vibrazioni dell'aria che oscillano a meno di
dieci vibrazioni al secondo, o 10 Hertz: l'orecchio umano
registra, come vibrazioni di suono, da 16 a 20.000
Hertz». Durante gli esperimenti di Vladimir Gavreau per
studiare l'infrasuono tutti i tecnici presenti si sentirono
male e ulteriori studi mostrarono che l'infrasuono poteva
uccidere un uomo a 8 chilometri di distanza: «Un'arma
ideale», dice Burroughs, «contro i dissidenti
nell'Establishment».
Nel paese controllato dal Dr. Benway, dittatore
sadico e antiumano sotto la veste di ottimistica bonomia,
gli individui sono classificati in varie categorie, per
esempio i fattualisti, i liquefazionisti, i divisionisti che
raffigurano i vari tipi possibili di dittatura: i
liquefazionisti che vogliono assorbire tutta la ricchezza
di tutte le altre vite, i divisionisti che si creano gli amici
tagliando pezzi dei loro corpi e i fattualisti che amano
l'esistenza e vorrebbero vivere «in libertà»; ma sono
classificazioni che Burroughs considera ora superate dai
tempi. Sembra proprio di poter dire che Naked Lunch è
soprattutto una inesorabile, spietata, sadica satira di
qualsiasi genere di totalitarismo; e questo atteggiamento
di totale anarchia è uno dei fili che legano Burroughs a
scrittori diversi da lui come Kerouac o Ginsberg o
Corso.
Ma il problema fondamentale per Burroughs resta
quello del controllo raggiunto attraverso la
manipolazione del pensiero, il lavaggio mentale e la
repressione. «Le riviste "Time", "Life", "Fortune"
esercitano un sistema di controllo più complesso e
efficace di quello del calendario Maya... Neanche Henry
Luce capisce quello che sta succedendo nel sistema», ha
detto Burroughs nell'intervista della «Paris Review» e
nella stessa intervista ha insistito dicendo: «Mi sono
interessato al sistema Maya, che era un calendario
controllo. Il loro calendario postulava come ciascuno
doveva sentirsi a un dato momento. E mi pare che il
sistema di Henry Luce sia paragonabile a questo. È un
sistema di controllo. Non ha niente a che fare col dare
notizie. "Time", "Life" e "Fortune" sono una specie di
organizzazione poliziesca». In un articolo pubblicato su
«Mayfair» e poi sulla «Evergreen Review» Burroughs ha
insistito: «La programmazione precisa del pensiero... da
parte della tecnologia rende possibile agli stati di polizia
mantenere una facciata democratica da dietro la quale
denunciano come criminale, pervertito e tossicomane
chiunque si opponga alla macchina del controllo...
Vogliamo distruggere la macchina della polizia... che va
sotto il nome di stampa conservatrice».
La macchina della tortura di Naked Lunch, il
centralino usato per condizionare la gente, serve a far
credere alle vittime quello che viene loro detto; e quando
si chiede a Burroughs che cosa speri di ottenere dalla
distruzione della macchina del controllo, che cosa voglia
sostituire allo stato poliziesco, risponde che eliminate
come prima condizione la nazione, la famiglia e il
metodo attuale di riproduzione il «sistema» si potrebbe
organizzare con comunità prive di confini nazionalistici
(«di quei campi di concentramento chiamati nazioni»):
comunità raccolte intorno a gusti e affinità comuni, per
esempio comunità tutte femminili o tutte maschili,
comunità ESP o igieniste o praticanti lo judo o lo yoga o
le teorie di Reich, come in un certo senso è avvenuto coi
Mussulmani Neri e gli hippies.
Naked Lunch è già in un certo senso un esempio di
una comunità tutta maschile. Le donne non sono proprio
ben viste: quando tutto va bene vengono definite vecchie
megere o vecchie baldracche, come a pagina 138 o
buone a nulla come a pagina 150, dove in più
strangolano i figli non ancora nati. A chiedergli che cosa
pensa delle donne Burroughs risponde: «Per usare le
parole di un grande misogino nella Victory di Conrad, le
donne sono una perfetta maledizione»; e Burroughs le
considera un errore fondamentale, tanto più che adesso
non sono più indispensabili neanche per la riproduzione
(in The Job riferisce un articolo di Walter Sullivan dal
quale risulta che gli scienziati di Oxford riproducono
rane da un'unica cellula).
Nel suo libro senza donne, popolato quasi
intieramente da omosessuali (quasi profeticamente, visto
che il 3 dicembre 1973 l'Associazione Psichiatrica
Americana ha deciso che l'omosessualità non va più
considerata una deviazione mentale) si accavallano
visioni perverse, sadiche, grottesche, fantastiche, brutte,
o, come ha detto Paul Bowles, «vetriolesche»; si
accavallano in pagine tanto più sconcertanti e
affascinanti in quanto totalmente prive di struttura. Come
ha detto Norman Mailer: «Ciò che mi affascina è
l'imperfezione della struttura del libro». In realtà le
sezioni del cosiddetto romanzo balzano senza ordine e a
volte anche si ripetono, come è il caso della nota del
pesce Candiru, quello che, faute de mieux, si infila nella
vagina femminile. Caoticamente, con la sua faccia
impassibile che ricorda vagamente quella di Buster
Keaton, i suoi occhi di acciaio o se si preferisce di
ghiaccio e il suo furore che lo fece confrontare da
Kerouac al Dr. Mabuse, Burroughs fa piroettare le sue
allucinazioni da droga e quelle da astinenza, la sua gente
sbudellata e quella gocciolante di pus, i suoi insetti
giganteschi da delirium tremens e i suoi bontemponi che
per scherzare riempiono di piranha la piscina di una lady
mentre Presidenti e Primi Ministri si sodomizzano con la
violenza e lo spettacolo viene trasmesso per televisione in
tutto il mondo arabo: avvenimenti di un'altra galassia,
insieme al robot stupratore o Tuttofare Automatico che
«mette le mani addosso» a una massaia seccata perché
non aveva previsto quest'azione nella combinazione.
Norman Mailer non aveva torto a definire questo
mondo come l'Inferno: è un mondo spietato, con incubi di
brutalità, di tortura e di morte; incubi della sofferenza
dell'umanità afflitta oggi più di ieri da torture psichiche e
da massacri fisici più fantascientifici forse di quelli
immaginati da Burroughs misantropo e a suo modo
realista.
Al processo per oscenità dì Boston Ginsberg presentò
per la difesa una poesia, dalla quale ricavò il titolo per
la raccolta Sandwiches di Realtà che il pubblico italiano
conosce perché è stata pubblicata in Mantra del Re di
Maggio per Mondadori nel 1973. La poesia dice:
Il metodo dev'essere purissima carne
e non condimento simbolico,
visioni reali & prigioni reali
come si vedono di quando in quando.
Prigioni e visioni presentate
con rare descrizioni
corrispondenze esatte a quelle
di Alcatraz e Rosa.
Un pranzo nudo è naturale per noi,
noi mangiamo sandwiches di realtà
ma le allegorie sono tali lattughe.
Non nascondete la follia.
È un ritratto molto sottile e preciso del metodo di
composizione di Burroughs; e ancora più preciso è
quello che Burroughs stesso ha scritto nel suo
autoritratto di scrittore nella Prefazione Atrofica al
fondo di Naked Lunch: «Non c'è che un'unica cosa di cui
può scrivere uno scrittore: ciò che è davanti ai suoi sensi
nel momento in cui scrive... Io non sono che uno
strumento di registrazione... Non pretendo di imporre né
"storia" né "trama" né "continuità"... Fintanto che riesco
nella registrazione diretta di alcune aree del processo
psichico posso avere una funzione limitata... Non sono
uno che vuole divertire».
Questa registrazione diretta la realizzava
tecnicamente scrivendo i suoi libri su tre colonne, come
ha detto nell'intervista rilasciata alla «Paris Review» nel
1965: tre colonne dove venivano annotati i fatti che gli
accadeva di vivere o di vedere, una colonna per
registrare il resoconto dell'accaduto, la successiva per
descrivere i ricordi di quello stesso fatto e la terza per
segnare citazioni dal libro che in quel momento stava
leggendo. Al momento in cui rilasciò questa intervista,
però, Burroughs aveva già preparato con Brian Gysin il
Cut-Up Manifesto e aveva già pubblicato Minutes to Go
che fu il primo esempio dei suoi Cut-ups. Minutes to Go,
ripeto, uscì nel 1959; lo stesso anno in cui uscì Naked
Lunch per la Olympia Press nell'edizione preparata a
velocità quasi drammatica in due settimane: forse il
sistema delle tre colonne non è ancora stato usato in
Naked Lunch. Di sicuro credo si possa dire che già
scrivendo Naked Lunch era chiaro il suo intento di
scrittore quale lo ha definito più tardi: «Quello che dico
vorrei che venisse preso alla lettera, per rendere la gente
consapevole della vera criminalità del nostro tempo.
Tutto il mio lavoro è rivolto contro coloro che sono
intenti, per stupidità o per programma, a far saltare in
aria il pianeta o a renderlo inabitabile... Mi interessa la
precisa manipolazione della parola e dell'immagine per
creare un'azione, non per andare a comprare una cocacola,
ma per creare un'alterazione nella consapevolezza
del lettore».
Vorrei chiudere con queste parole di Burroughs
stesso, così coerenti con l'azione e le proposte condotte
dal gruppo di scrittori del dissenso non violento
d'America negli Anni Cinquanta nel corso della loro
Resistenza al neomaterialismo di Eisenhower e al neofascismo
di Joseph McCarthy. Come per Ginsberg e per
Kerouac è accaduto per Burroughs che la qualità delle
loro pagine abbia scavalcato di gran lunga il loro
programma. A vent'anni di distanza Naked Lunch è
considerato un classico contemporaneo come Sulla
Strada di Kerouac e la poesia di Ginsberg.
Come ormai sanno tutti e dunque sembra inutile
ripetere.

FERNANDA PIVANO
Luglio 1980

mercoledì 4 maggio 2011

Il Coyote (Roberto Roversi)

La gara è fra il coyote ed una stella
a chi sa e vuol raccontare
il gruppo più fantastico di storie
che si possa ricordare
 
ma mentre il coyote è
un mancatore di parola e un mentitore
la stella che cadente è la più bella
con la coda che si muove con splendore
 
e su una pietra i due stan nel fuoco della notte
a raccontarsi a turno con le voci calde o rotte
la stella parla adagio e il coyote grida forte
buttati in questo gioco, per chi perde c'è la morte.

Ma col passar del tempo
la stella fa fatica a raccontare
e invece le parole del coyote corrono
come acqua di un fiume verde verso il mare
 

e mentre passa il vento .. in alto un'aquila si desta
e carica di voci, luci è tutta la foresta
la notte passa il cielo è rosso di mattino
finisce questa gara incominciata dal destino.
 

La stella allora si dichiara spenta e muore
ed ora è un pugno di cenere il suo splendore.
Perché vince il coyote
il racconto non lo dice ma lo lascia immaginare
 
la vita è fantasia, è coraggio,
è lotta dura con la voglia di inventare
e se la stella con la coda tante storie raccontava,
la fantasia del coyote col suo fuoco la bruciava
 
e poi faceva ascoltare l'erba crescere sulla mano
e il grido della risacca di un prossimo uragano.

lunedì 2 maggio 2011

"Pallida consolazione" di Hans Magnus Enzenberger

La lotta di tutti contro tutti dovrebbe,
secondo quanto trapela da ambienti
vicini al ministero degli Interni,
essere prossimamente nazionalizzata,
fino all'ultima macchia di sangue.
Tanti saluti a Hobbes.

Guerra civile ad armi impari:
quel che gli uni fanno con la carta bollata
gli altri lo fanno col mitra.
Gli avvelenatori e i piromani
dovranno fondare un sindacato
per difendere il proprio posto di lavoro.

Si osserva un'apertura sempre maggiore
del nostro regime carcerario.
Lavabile, rilegato in plastica nera,
Krapotkin è lì pronto per lo studio:
Sistema del reciproco aiuto in natura. Magra consolazione.

Abbiamo con rammarico appreso
che non esiste giustizia,
e con ancora maggior rammarico
che, come ci assicurano negli ambienti in questione,
stropicciandosi le mani, mai alcunché
del genere potrà, dovrà né saprà esistere.

Dibattuto è tuttavia chi o che cosa
ne abbia colpa. Si tratta del peccato originale
o della genetica? della cura del neonato?
della scarsa educazione sentimentale?
della dieta sbagliata? del Diociassiste?
del predominio del maschio? del capitale?

Del fatto che purtroppo non possiamo impedirci
di violentarci a vicenda,
di metterci in croce alla prima occasione
e di mangiarci gli avanzi, non sarebbe male
scoprire un'adeguata spiegazione,
balsamica per l'intelletto.

Anche se l'obbrobrio quotidiano disturba,
esso tuttavia non ci stupisce.
Ciò che però appare enigmatico
è il tacito aiuto,
la bonarietà senza secondi fini,
nonché l'angelica bontà.

E' dunque gran tempo ormai di elogiare
con lingua infuocata il barman che per ore e ore
ascolta il monologo dell'impotente;
il rappresentante di gallette prodigo
di misericordia, il quale risparmia il colpo mortale
lasciando cadere l'ingiunzione a pagare;

nonché la bigotta, la quale
inaspettatamente accoglie il disertore affranto
che bussa alla sua porta, e lo nasconde;
e il rapitore che al confuso complotto
con un fievole sorriso di felicità
improvvisamente rinuncia, stanco morto;

e noi mettiamo da canto il giornale
rallegrandoci, con un'alzata di spalle, come
quando il pezzo strappalacrime, se Dio vuole, è finito;
quando al cinema si accendono le luci, e fuori
ha smesso di piovere, e allora finalmente
c'infiora le labbra la prima boccata di sigaretta.